“Quirinale Domination”: quanto costa? (e quanto vale, se vale?)

Esiste un formato publicitario che si chiama “domination”, lo avrete visto quando siete entrati in qualche stazione ferroviaria e tutto, dai bagni ai binari, recava il logo di qualche Telco o Car Maker. Ma anche quando aprite un sito di informazioni e non trovate informazioni ma layer e layer di pubblicità di un produttore di auto o di birra. Questa sera mi sono imbattuto, navigando il menu di Repubblica.it in questo banner (che prelude a sezioni interne dedicate al Quirinale totalmente e unicamente “dominate” da Auto e Van di FORD):

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La cronaca sul più importante quotidiano italiano della più importante carica dello Stato in un passaggio istituzionale tanto delicato quanto quello che stiamo vivendo diventa un pacchetto pubblicitario. Al di là delle implicazioni democratico/elettorali, su cui non voglio nemmeno entrare, io lo trovo di cattivo gusto e inopportuno. Sbaglio? Non c’è più alcuna sacralità (o anche solo “area di rispetto”) nelle istituzioni? Non mi sembra nemmeno una buona idea per la FORD, associarsi a una situazione tanto politicizzata, instabile, critica. Ma forse mi sfugge qualcosa.

Voi cosa ne pensate?

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“Per Natale vi regalo una lista”

È davvero esemplare questo post di Robert Scoble che come regalo di Natale della sua azienda pubblica una serie di liste di start up (il suo business), venture capitalist etc etc facendone un post sponsorizzato su facebook. Ci insegna molte cose:
– che il valore del nostro lavoro sono le informazioni e la loro organizzazione
– che su Internet la “content curation” (cioè cercare, trovare, organizzare, taggare, aggregare, ricondividere i contenuti) spesso vale più che produrre i contenuti
– ci riconferma che il link (o l’inserimento in lista, il credit) è la vera moneta del web
– che il network va coltivato (quelle liste avranno bisogno di assidua manutenzione), ma è la vera forza di una persona, o azienda o agenzia o brand e ha definitivamente superato “il Target”
– che le liste sono come i lingotti d’oro: valgono un sacco e vanno custodite con cura
– che se mettete i credits, potete anche riciclare un regalo (o una  lista) su Internet e aggiungere valore 😉
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Alcune considerazioni sull’E-commerce in Italia (e in Cina). [Panel, State of The Net 2012]

È disponibile il video, oltre alle slide, del panel intitolato “Lo Stato dell’E-commerce in Italia” che ho avuto il piacere e l’onore di moderare all’ultima edizione di State of The Net. Si è trattato di una stimolante e interessante chiacchierata, che non ha le velleità di esaustività del titolo, ma è un tentativo di tirare qualche somma e confrontare qualche esperienza. Se l’argomento vi interessa ecco il video e le slide.

Fini e mezzi

Aprite un sito, rendetelo identico a quello dell’azienda che volete attaccare, usate illegittimamente loghi e Proprietà Intellettuale dell’azienda, causate un danno d’immagine a 10 zeri diffondendo finte campagne pubblicitarie dell’azienda con informazioni opinabili o false senza contraddittorio e ricevete… una condanna penale o il plauso globale su Twitter? Per ora pare il secondo.

Fino a che punto il fine giustifica i mezzi? Me lo chiedo ogni volta che vedo le (geniali e ottime) campagne di Greenpeace contro le aziende. Ne parla approfonditamente Valentina su techeconomy. Io confesso che non so mai cosa pensare. Apprezzo la causa. Apprezzo l’abilità dell’uso del mezzo. Non sono sicuro sia giusto fino in fondo. Voi cosa ne pensate?

La Storia di Instagram – Gli 8 falsi miti sulle start-up secondo il suo fondatore

Kevin Systrom, il fondatore di Instagram, l’App per condividere foto venduta in questi giorni a facebook per un miliardo di dollari, ripercorre per gli studenti di Stanford (l’università dove lui e il suo confonder Mike Krieger hanno studiato) la storia di Instagram in un bel video che ci racconta anche molto sulle Start Up e sulle dinamiche del web.

Ecco gli 8 falsi miti delle Start Up, secondo il fondatore di Instagram, tradotti e sintetizzati per voi:

1) Non si impara a fare gli imprenditori dai blog o dai libri. L’esperienza diretta ci insegna molto più di qualunque altra cosa. Un giorno sul campo vale 1 anno sui libri, e non si sarà comunque mai abbastanza pronti.

2) Non serve essere “informatici” per lanciare una Start Up. La maggior parte dei fondatori di StartUp di successo non ha studiato Computer Science. Incluso Kevin. In caso sceglietevi un cofounder geek 🙂

3) La cosa difficile non è trovare le soluzioni, ma il problema. La vera sfida è capire quali sono i problemi che gli utenti hanno e che nessuno ha mai risolto. Trovati quelli il resto è più facile.

4) Tieni il progetto segreto il meno a lungo possibile, anzi: parlane subito! Testare, fallire e sperimentare subito costa meno ed è l’unico modo per progredire.

5) Non cercate finanziamenti troppo alti o “bidding war”. La Start Up va fatta per gli utenti, non per gli acquirenti. Senza utenti non vi compreranno mai.

6) Una Start Up non significa solo sviluppare un prodotto, ma un sacco di altre cose. Tra assunzioni, tasse, finanziamenti, team building, sarete fortunati se il tempo dedicato allo sviluppo del prodotto arriverà al 50% del tempo dedicato.

7) La tua prima idea non sarà quella buona! Quasi tutte le Start Up, inclusa Instagram che all’inizio doveva fare check in e si chiamava Burbn, nascono per approssimazione e continue, successive discussioni e ottimizzazioni.

8) Le Start Up non nascono di notte. Il tempo medio di successo sono 5 anni e la strada è lunga e faticosa, sembra facile solo guardando all’indietro.

Crederci davvero

Il giorno che sentirò uno (o magari una!) dei nostri politici parlare di Internet e di YouTube con questa ironia, intelligenza, consapevolezza, competenza vorrà dire che possiamo aspettarci che qualcosa sia cambiato e che forse Internet in Italia potrà sviluppare tutto il suo potenziale, le Start Up avranno qualche chance in più, i media smetteranno di temere e diffamare il web, la politica sarà meno noiosa e più credibile.

Queen Rania è la regina di Giordania: uno dei primi account da seguire su Twitter (https://twitter.com/#!/queenrania), una regina che crede in Internet fino in fondo e lo usa per far crescere il suo paese, non a fini elettorali 3 mesi ogni 5 anni ed è l’incarnazione perfetta di cosa vuol dire essere un governante moderno. Watch and learn.

P.S. per ribadire il concetto: questo video è di quattro anni fa…

Internet con 7 miliardi di persone

Volete sapere cosa diventerà Internet nei prossimi dieci anni? Beh nessuno lo sa,ma forse la visione di Eric Schmidt si avvicina abbastanza a quello che succederà. Eric Schmidt è ancora nel board di Google ed è singolare sentire l’Executive Chairman di una società privata parlare di tanti e tali mutamenti della società. Questo speech ci fa capire due cose: l’immenso potere di Google e la necessità ormai impellente di avere anche in Italia un classe politica e culturale in grado di apprezzare il fenomeno, comunicarlo e contribuire a gestirlo.


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INFO

Questo blog è la casa di due libri:

Internet PR Il dialogo in Rete tra aziende e consumatori di Marco Massarotto, Apogeo Editore. Il libro è stato disponibile a partire da Aprile 2008, ora è esaurito in formato cartaceo ed è disponibile in versione e-book.
La scheda del libro su Apogeo.
Internet PR su Anobii: qui.

Social Network: costruire e comunicare identità in rete (Scheda). di Marco Massarotto edito da Apogeo nel marzo 2011, disponibile nelle migliori librerie e online presso lo store di Feltrinelli.

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